SORVEGLIARE È PUNIRE

Il 17 marzo il Tribunale di Genova deciderà se accettare la richiesta avanzata dalla Procura di applicare la sorveglianza speciale ad una compagna e ad un compagno che in questi anni si sono spesi ed esposti con generosità nelle lotte, a partire dall’opposizione al TAV-Terzo Valico.
L’accusa esplicitamente rivolta loro è di “cavalcare il disagio sociale”; le colonne della società ammettono dunque l’esistenza di un problema (che noi chiamiamo devastazione sociale e ambientale) e coerentemente, dal momento che ne sono i responsabili, dimostrano l’urgenza di mettere a tacere chi prova ad opporvisi organizzandosi con gli altri, dal basso.
In cosa consiste la sorveglianza speciale? Divieto di uscire di casa nelle ore notturne, ritiro del passaporto e della patente, divieto di uscire dal comune di residenza, divieto di partecipare a riunioni pubbliche e di frequentare “bettole e osterie” (che magari esistessero ancora in queste città ammutolite e sterilizzate), divieto di frequentare persone con precedenti penali, a volte l’obbligo di presentarsi quotidianamente in questura; e tutto questo per un tempo imprecisato, rinnovabile a totale discrezione dell’autorità.
Quest’oscena privazione della libertà di movimento è la sostanza racchiusa in questa misura
“preventiva” (applicabile cioè anche solo sulla base di sospetti e senza nessuna condanna a
carico) che può essere applicata a “soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza e per la pubblica moralità”. Istituita nel 1956, la sorveglianza speciale è un’eredità del Codice Rocco di epoca fascista; e se all’epoca “la pericolosità sociale” invocata dai tribunali coincideva spesso con le pratiche dell’antifascismo, si capisce perché anche oggi la sorveglianza speciale viene spesso usata contro chi lotta. Anche la Procura di Genova ci ha provato più volte negli ultimi anni, fino ad oggi sempre senza successo.
Ma nel roboante frastuono di quest’epoca le parole evaporano presto e perdono un senso
chiaro; solo la presenza attiva può incidere e far risaltare l’importanza della posta in palio che, pur se disegnata sulla pelle di alcuni, riguarda tutti. Il 17 marzo è importante dare un segnale chiaro a chi ci vuole silenziosi e rassegnati.

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